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Strumentazione

Sin da ragazzo ho cominciato a procurarmi qualche strumento: da un piccolissimo telescopio di 50 mm. di diametro, passando per il classico 114/900, fino ad approdare, mi pare nel 1992, ad un Meade 2080 che mi ha accompagnato per diverso tempo.

Dal 1994 sono divenuto possessore di una montatura alla tedesca losmandy CG-11 con un telescopio catadiottrico in configurazione “Simak” 200 mm. di diametro F: 5,6 fabbricato dal noto artigiano ottico di Venezia Romano Zen; più aperto del Meade e quindi più adatto alla fotografia del profondo cielo. Sempre dallo stesso Zen, ho acquistato, insieme all’amico Giovanni Calapai, un catadiottrico in configurazione Baker-Schmidt 200 mm. di diametro aperto a F: 2. Uno strumento, quindi, che consentiva foto con tempi di posa molto brevi e che  ci ha dato belle soddisfazioni. Per contro era molto delicato e mal sopportava gli spostamenti notturni alla ricerca di cieli bui. Più volte, a causa di sobbalzi e urti causati dalle asperità della strada, durante il viaggio, la camera Baker  risultava scollimata, vanificando intere nottate di pose fotografiche. Erano gli anni della mitica Kodak Technical Pan 2415, erano gli anni in cui una singola posa durava anche due ore, tempo in cui dovevi stare con l'occhio incollato all'oculare di guida per correggere manualmente le (tante) imprecisioni delle montature, magari in posizioni da contorsionista. Poi si sviluppava e si stampava in camera oscura.

Ma il progresso non si ferma e, per quanto riguarda la camera di ripresa, dalla Canon F-1 analogica,

 
 

sono passato (intorno al 2005) alla Canon 350D col filtro passa basso di serie sostitiuto con uno più adatto a raccogliere la radazione luminosa emessa dalle nebulose. Per le foto a largo campo usavo anche un teleobiettivo apocromatico Canon 300 mm. F: 4 alla fluorite, molto leggero e trasportabile, adatto alle nottate mordi e fuggi.

Dal 2013 sono di passato al CCD, per quanto riguarda il sensore di ripresa: un Qhy-MZ9 monocromatico, con relativa ruota porta filtri.

Mi sono anche procurato un rifrattore Apo da 80 mm. F:6 della Tecnosky per sostituire il 300 mm. Canon, che aveva un residuo di cromatismo attorno alle stelle più brillanti. E, per concludere l'attrezzatura, una nuova centralina Losmandy Gemini 2, molto performante, e una camera autoguida Lodestar Starlight. Certo che ne è passata di acqua sotto i ponti: la qualità delle immagini, dall'emulsione chimica al CCD, è migliorata in modo esponenziale e l'autoguida semplifica molto la vita. Per concludere ho pensato bene di costruire un micro-osservatorio in giardino, dove riporre tutta l'attrezzatura e poter lavorare con il telescopio sempre pronto all'uso, dopo aver aperto il tetto scorrevole. L'utilizzo casalingo è diventato ancora più interessante e gratificante dopo aver acquistato i filtri H alfa e O III da 12 nm. della Astronomik per minimizzare l'inquinamento luminoso della città. Le foto scattate col CCD testimoniano quali risultati sia possibile raggiungere.

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